Come essere più assertiva sul lavoro: una guida pratica per professioniste, manager e leader

da Lug 1, 2026Coaching, executive coaching

Come essere più assertiva sul lavoro: una guida pratica per professioniste, manager e leader

 

C’è un momento, nella carriera di quasi ogni donna, in cui ci rendiamo conto di aver detto “va bene” quando in realtà pensavamo “non sono d’accordo”.

O di aver lasciato che una riunione si chiudesse senza aver detto la cosa più importante che avevamo in mente.

O ancora di aver accettato un carico di lavoro insostenibile solo per non sembrare “difficile”.

Se questo scenario ti suona familiare, non sei sola. Nei miei anni di lavoro come executive coach, l’assertività è uno dei temi che torna con più frequenza nelle sessioni con professioniste, manager e imprenditrici. Non perché manchi loro competenza o intelligenza (anzi, spesso si tratta di donne estremamente capaci), ma perché qualcosa, lungo il percorso, ha insegnato loro che essere accomodanti è più sicuro che essere decise o fedeli a sé stesse.

In questo articolo, dedicato a manager, professioniste e leader, vorrei fare chiarezza su cosa significa davvero essere assertive sul lavoro, perché è un tema così delicato per noi donne, e soprattutto offrirti strumenti concreti, ovvero 7 consigli facili da seguire, per iniziare a praticarla da subito.

Cos’è (e cosa non è) l’assertività

 

Partiamo da un equivoco molto comune: assertività non è aggressività, e non è nemmeno l’opposto della gentilezza.

L’assertività è la capacità di esprimere i propri bisogni, le proprie opinioni e i propri limiti in modo chiaro, diretto e rispettoso, sia verso se stesse che verso gli altri. È una posizione di equilibrio tra due estremi che conosciamo bene: la passività, in cui mettiamo costantemente i bisogni altrui prima dei nostri, e l’aggressività, in cui imponiamo i nostri bisogni senza considerare quelli degli altri.

Una persona assertiva può dire “no” senza sentirsi in colpa. Può esprimere un disaccordo senza alzare la voce. Può chiedere un aumento senza giustificarsi all’infinito. E può fare tutto questo mantenendo intatta la relazione con l’interlocutore.

Leggi anche:

“Donna manager: promozione e nuove responsabilità, come trovare il tuo stile di leadership

“Esere donna e leader: sfide e consigli per la leadership femminile”

“5 consigli per non impazzire al lavoro”

“Il coaching funziona davvero?”

“Come prendere una decsione importante: 10 consigli”

“Come trovare il life coach giusto per te: 10 consigli”

 

Perché per molte donne è più difficile

 

Non è un caso che questo tema emerga così spesso nel coaching con donne manager e professioniste. Ci sono ragioni culturali, educative e organizzative ben precise.

Fin da piccole, a molte di noi è stato insegnato, esplicitamente o implicitamente, che essere “brave” significa essere accomodanti, che mettersi al centro è egoista, che il conflitto va evitato. Questi messaggi, interiorizzati nell’infanzia, si traducono nell’età adulta in comportamenti molto concreti: scusarsi prima di esprimere un’opinione, addolcire ogni richiesta con tre frasi di giustificazione, accettare riunioni e scadenze impossibili pur di non “creare problemi”.

A questo si aggiunge un elemento organizzativo/sociale/culturale non trascurabile: la stessa assertività, quando viene espressa da una donna, viene spesso percepita e giudicata diversamente rispetto a quando viene espressa da un uomo. Una donna che pone un limite chiaro rischia di essere etichettata come “difficile” o “aggressiva”, mentre lo stesso comportamento in un collega uomo viene letto come leadership e sicurezza.

Questo doppio standard, ben documentato anche dalla ricerca organizzativa, non è una colpa individuale: è un bias sistemico. Conoscerlo aiuta a non interiorizzare il giudizio altrui come se fosse una verità sul proprio valore.

La buona notizia è che l’assertività, esattamente come qualsiasi altra competenza, si allena.

Non è un tratto di personalità fisso: è una capacità che si costruisce con consapevolezza e pratica.

 

 

I segnali di una mancanza di assertività

 

Prima di passare agli strumenti pratici, è utile riconoscere alcuni segnali tipici di chi fatica a essere assertiva sul lavoro:

  • Dire sì a richieste che non si ha tempo o voglia di soddisfare, e poi provare risentimento
  • Anticipare le obiezioni altrui giustificandosi prima ancora di essere contestate
  • Evitare di esprimere un’opinione divergente in riunione, per poi commentarla solo a porte chiuse
  • Minimizzare i propri risultati (“non è niente di che”, “ho avuto fortuna”)
  • Sentirsi in colpa dopo aver detto di no
  • Lasciare che gli altri interrompano sistematicamente senza riprendere la parola

Se ti riconosci anche solo in due o tre di questi punti, è probabilmente il momento di lavorare su questa competenza.

 

 

Strumenti pratici per allenare l’assertività

1 – Distingui tra il fatto e l’interpretazione

 

Uno degli ostacoli più comuni all’assertività è la tendenza a comunicare partendo dalle proprie interpretazioni piuttosto che dai fatti osservabili. Dire “tu non mi ascolti mai” è un’interpretazione, spesso accusatoria, che genera difesa nell’altro.

Dire “nelle ultime due riunioni ho proposto un’idea e la conversazione è proseguita senza commenti” è un fatto, verificabile, che apre al dialogo.

Prima di una conversazione difficile, prenditi un momento per separare ciò che hai effettivamente osservato da ciò che hai dedotto o immaginato. Parti sempre dal fatto.

2 – Usa la struttura DESC

 

È uno degli strumenti più efficaci che utilizzo con le mie clienti per costruire messaggi assertivi in situazioni di conflitto o disaccordo:

  • Descrivi la situazione in modo oggettivo
  • Esprimi come ti fa sentire o cosa pensi a riguardo
  • Specifica cosa vorresti che cambiasse
  • Conseguenze: indica cosa succederà (in positivo) se la richiesta viene accolta

 

Un esempio concreto: “Nelle ultime tre riunioni del team il mio intervento è stato interrotto prima che potessi concludere (D).

Questo mi porta a non condividere più le mie proposte con la stessa libertà (E).

Vorrei che si trovasse un modo per garantire a tutti il tempo di completare il proprio intervento (S).

In questo modo potremmo beneficiare di più punti di vista nelle decisioni (C).”

 

3 – Allenati a usare frasi in prima persona

Le frasi che iniziano con “tu” tendono a essere percepite come accusatorie e generano resistenza.

Le frasi in prima persona (“io penso”, “io ho bisogno”, “per me è importante”) comunicano la stessa informazione ma aprono al dialogo invece di chiuderlo.

Non “Mi hai messo in difficoltà davanti al cliente”, ma “Mi sono sentita in difficoltà quando la decisione è cambiata davanti al cliente senza che ne avessimo discusso prima”.

4 – Impara a dire no senza sovra-giustificarti

Una delle abitudini più radicate in chi fatica con l’assertività è la sovra-giustificazione: accompagnare un rifiuto con una lunga sequenza di scuse, che spesso finiscono per indebolire il messaggio e aprire la porta a una negoziazione che non si voleva avviare.

Una risposta assertiva è breve, chiara, e non richiede approvazione: “Non posso prendere in carico questo progetto questa settimana, ho già altre priorità confermate.” Una frase, senza tre paragrafi di spiegazioni.

Se necessario, puoi offrire un’alternativa, ma la frase di rifiuto resta autonoma e completa così com’è.

5 – Pratica la pausa prima di rispondere

Molte risposte poco assertive nascono dalla fretta: si risponde subito “sì” per evitare l’imbarazzo del silenzio, o si lascia correre un commento scomodo per non creare tensione nell’immediato.

Allenarsi a inserire una pausa (anche solo “Fammi pensare e ti rispondo entro domani”) crea lo spazio necessario per rispondere in modo allineato a ciò che davvero si vuole, invece che in modo reattivo.

6 – Lavora sul linguaggio del corpo e sul tono

L’assertività non passa solo dalle parole. Un tono di voce stabile (né troppo sommesso né alzato), un contatto visivo diretto, una postura aperta e l’assenza di sorrisi nervosi mentre si dice qualcosa di serio comunicano coerenza tra il messaggio verbale e quello non verbale.

Quando questi due livelli sono disallineati, per esempio sorridendo mentre si esprime un disaccordo, il messaggio perde forza ed è facile che venga ignorato.

7 – Riformula il significato del “no” e del conflitto

Gran parte del lavoro sull’assertività è, in realtà, un lavoro di credenze.

Se per te dire di no equivale a deludere, o se il disaccordo equivale a un attacco alla relazione, sarà molto difficile applicare qualsiasi tecnica comunicativa con naturalezza.

Vale la pena chiedersi: cosa significa per me dire no?

Cosa temo accada se esprimo un disaccordo?

È una domanda che spesso porta a galla convinzioni costruite molto prima dell’ingresso nel mondo del lavoro, e che possono essere aggiornate con consapevolezza.

In un percorso di coaching, ci si sofferma anche su questi aspetti, lavorandoci per lasciare andare proprio quelle credenze che non ci aiutano a realizzarci, ad esprimerci pienamente e ad ottenere ciò che desideriamo.

Un ultimo pensiero

 

L’assertività non è una destinazione che si raggiunge una volta per tutte: è una pratica quotidiana, che richiede attenzione e, spesso, anche il coraggio di tollerare il disagio del momento in cui si rompe uno schema collaudato.

Essere assertive in un certo senso ci rende anche più autentiche, perché ci fa togliere la maschera da “brava bambina” che a volte indossiamo senza nemmeno rendercene conto, solo per evitare i conflitti, o per paura di deludere qualcuno (salvo poi deludere noi stesse cedendo sempre).

Quando impariamo a fregarcene (perdonami il termine, ma ogni tanto ci vuole) di quello che pensano gli altri di noi e quando non ci interessa più piacere a tutti, diventiamo potenti, perché non ci facciamo più fermare dai limiti immaginati o imposti da altri.

Ogni volta che scegli di esprimere un bisogno con chiarezza invece di accomodarti, stai rinforzando una capacità che con il tempo diventa più naturale.

Non si tratta di diventare un’altra persona, né di abbandonare la gentilezza o l’empatia che probabilmente fanno parte del tuo modo di lavorare con gli altri. Si tratta di aggiungere chiarezza a quella gentilezza e di scoprire che le due cose, lontano dall’escludersi, si rafforzano a vicenda.

Ah, un’ultima cosa, giusto per darti un po’ di coraggio e regalarti una formula che sono certa potrai utilizzare quasi giornalmente: hai presente la famosa frase che Kamala Harris disse durante il dibattito presidenziale del 2020, quando venne più volte interrotta da Mike Pence?

“Mr Vice President, I’m speaking!”

 

Forza!

 

 

*Chiara Monaci è Executive & Business Coach. Lavora con donne manager e professioniste che vogliono costruire la propria leadership in modo autentico e consapevole.*

Contattami per avere maggiori informazioni o per prenotare la tua sessione di prova gratuita!

Ultimi articoli

Articoli

QUALUNQUE SIA LA

TUA STORIA 
SEI NEL POSTO GIUSTO