Donna manager: promozione e nuove responsabilità, come trovare il tuo stile di leadership

da Mag 26, 2026Coaching

Donna manager: promozione e nuove responsabilità, come trovare il tuo stile di leadership

 

Il sogno si è finalmente avverato: dopo anni di duro lavoro, una gavetta che sembrava non finire mai e tanti, tantissimi sacrifici, è successo e tu quasi non ci credi. Hai avuto quella benedetta promozione che aspettavi da tempo! Sei diventata, manager, “Vice President”, “Head of” del tuo dipartimento, o hai avuto la dirigenza.

Oppure hai fatto un salto di carriera, hai accettato un nuovo ruolo, più sfidante, con un team più grande da guidare, decisioni da prendere in continuazione, aspettative da soddisfare, target ambiziosi da raggiungere.

Le persone intorno a te ti hanno fatto i complimenti, magari (lo spero proprio, non perdere mai l’occasione di celebrarti, non importa quanto piccolo credi che sia il tuo traguardo!) hai festeggiato.

E poi, qualche settimana dopo, è arrivato qualcosa di inaspettato: un senso di disorientamento. Una voce sottile che sussurra “Ce la faccio davvero?”. La sensazione di muoverti in un territorio che non riconosci del tutto, anche se lo hai voluto con forza.

Se ti ritrovi in queste parole, come prima cosa voglio dirti che non c’è nulla di sbagliato in te.

Quello che stai vivendo è del tutto normale,  ha un nome, ha una logica, e soprattutto ha una via d’uscita.

Ma partiamo con ordine, cioè vediamo cosa scatta in noi dopo che riceviamo una promozione o facciamo un salto di carriera.

 

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Il paradosso della promozione

C’è un paradosso al cuore di ogni salto di carriera: ti viene riconosciuta l’eccellenza in quello che facevi, e proprio per questo vieni proiettata in un contesto dove devi ricominciare a imparare.

Fino a ieri eri brava nel tuo ruolo, lo sapevi fare bene, anzi no, benissimo. Avevi i tuoi riferimenti, le tue routine e la tua competenza consolidata.

Oggi ti trovi con una nuova scrivania (metaforica o reale) e un set di sfide completamente diverso. Sono sfide più complesse, più ambigue, spesso prive di una risposta “giusta” che puoi cercare in un manuale.

Le responsabilità si moltiplicano e il perimetro si allarga, e con esso si allarga anche l’incertezza.

Questo momento di transizione è uno dei più delicati nella vita professionale di ogni manager o leader. Non per una questione di mancanza di capacità, figuriamoci, se sei lì è proprio perché sei capace! Ma perché stai attraversando una soglia e le soglie, per definizione, ti mettono tra due mondi: quello che conosci già e quello in cui stai per avventurarti.

 

Cosa succede davvero in quel momento

Quando si fa un salto di carriera, entrano in gioco almeno tre dinamiche, di cui però, secondo me, non si parla abbastanza, o almeno non apertamente. Ecco perché ne voglio parlare oggi, qui, insieme a te, perché mi auguro che ti aiuti a ritrovare la fiducia in te stessa che in questo momento ti manca e ti sta facendo (erroneamente) credere di non essere all’altezza del tuo ruolo. Lo sei!

 

1 – La competenza cambia forma

Magari nel tuo ruolo precedente, la tua competenza era prevalentemente tecnica o operativa. Sapevi *fare* qualcosa molto bene.

Ora la competenza che conta di più è diversa: è la capacità di leggere le persone, di creare le condizioni perché altri lavorino al meglio, di prendere decisioni velocemente e spesso con informazioni incomplete, di gestire relazioni complesse e tensioni organizzative.

Questo cambio di paradigma è profondo. Non significa che le competenze precedenti non servano più, servono eccome, come fondamenta, ma non sono più sufficienti. E il tempo in cui ti rendi conto di questo può essere destabilizzante, perché improvvisamente ti sembra di non avere gli strumenti giusti.

Ma tu quegli strumenti ce li hai, devi solo tirarli fuori. E se non ce li hai, li puoi acquisire, così come hai fatto per tutte le altre skill che ti hanno portata ad essere dove sei oggi. Naturalmente, può volerci un po’ di tempo per padroneggiarle in maniera naturale ed efficace.

 

2 – L’identità professionale è in riconfigurazione

Quando cambi ruolo, non cambi solo le mansioni: cambi la tua identità professionale. La domanda “chi sono io in questo contesto?” diventa urgente e non è sempre facile trovare una risposta.

Per le donne manager, questo processo è spesso più complicato. Ci troviamo a navigare aspettative multiple e talvolta contraddittorie: essere autorevoli senza sembrare aggressive, essere empatiche senza essere percepite come deboli, essere assertive senza apparire rigide.

Il rischio è quello di cercare di incarnare un modello di leadership che non è il nostro, magari quello dei colleghi maschi che vediamo intorno a noi, o quello di una responsabile o capa che abbiamo avuto in passato e che ammiriamo, perdendo però di vista chi siamo davvero e come vogliamo guidare i nostri collaboratori.

E qui si apre la domanda più importante.

 

3 – Trovare il proprio stile di leadership non è un lusso, è una necessità

Il tuo stile di leadership è il modo in cui esprimi la tua autorità in modo autentico. Non è una formula da copiare da un libro o da imitare da qualcun altro. È qualcosa che emerge da chi sei: dai tuoi valori, dalle tue forze, dal tuo modo di costruire relazioni, di comunicare, di affrontare il conflitto, di prendere decisioni.

Senza uno stile di leadership chiaro e consapevole, rischieresti di gestire ogni situazione in modo reattivo, adattandoti ogni volta a quello che gli altri sembrano aspettarsi. Il che è estenuante, e nel lungo periodo non funziona.

Avere uno stile di leadership solido non significa essere rigide o inflessibili. Significa sapere da dove vieni, cosa ti muove, che impatto vuoi avere sulle persone che lavorano con te. È la bussola che ti orienta quando le situazioni si fanno complesse.

 

 

Lo stress delle responsabilità: come si manifesta e come gestirlo

 

C’è un altro elemento che spesso accompagna il salto di carriera, e che raramente viene detto ad alta voce: lo stress.

Non lo stress generico del lavoro, ma qualcosa di più specifico: la pressione di sentirsi responsabili di risultati che dipendono da molti fattori, che non puoi controllare completamente, l’ansia di dover prendere decisioni che hanno un impatto reale sulle persone, il timore di sbagliare davanti a un pubblico più ampio.

Questo stress, se non viene riconosciuto e gestito, può diventare logorante. Può portarti a lavorare troppo per compensare l’insicurezza, a evitare decisioni difficili per paura di sbagliare, o cadere nella trappola del micro managing, per avere la sensazione di tenere tutto sotto controllo.

La chiave non è eliminare lo stress, anche perché a certi livelli è impensabile (e in una certa misura è fisiologico e persino utile), ma imparare a riconoscerlo, a non farti sopraffare, e a sviluppare strategie utili per affrontare tutte le sfide che il tuo ruolo impone quotidianamente.

Una delle competenze più preziose che una manager può sviluppare è la capacità decisionale: ovvero essere in grado di prendere decisioni velocemente e in maniera efficace anche quando non ha tutte le informazioni.

Nella realtà dei ruoli di leadership, avere tutte le informazioni è un privilegio raro.

La capacità di valutare i dati che hai a disposizione, di pesare le opzioni con lucidità, per poi scegliere il corso d’azione, assumendoti la responsabilità, anche quando ci sono dei rischi (ci sono sempre, vero?) è la skill più importante per chi è leader e va assolutamente coltivata e allenata.

(A proposito, le mie clienti vedono le mie sessioni di coaching proprio come lo spazio ideale per poter ragionare con calma, ritrovare la chiarezza che serve per poi individuare nuove strategie o prendere decisioni importanti).

 

La sindrome dell’impostora: quella voce che conosci bene

Va detto, perché sarebbe disonesto non farlo: il salto di carriera è uno dei momenti in cui la sindrome dell’impostora si manifesta con più forza.

Quella voce che dice “Ho avuto fortuna”, “Prima o poi si accorgeranno che non sono all’altezza”, “Gli altri sono molto più preparati di me”. È una voce che molte professioniste e leader conoscono benissimo. E diventa più rumorosa proprio nei momenti di transizione, quando il terreno sotto i piedi non è ancora solido.

Quello che è importante capire è che la sindrome dell’impostora non è una prova della tua inadeguatezza. È, paradossalmente, un segnale che sei consapevole della complessità del ruolo che stai assumendo. Le persone davvero inadeguate di solito non si fanno queste domande (L’effetto o sindrome “Dunning Kruger” lo spiega benissimo).

Il problema è quando quella voce ti blocca e ti impedisce di parlare nelle riunioni, di proporre idee, di esprimerti con autorevolezza o anche di chiedere quello di cui hai bisogno.

Riconoscerla per quella che è, una voce, non una verità, è il primo passo. Il secondo è costruire, nel tempo, le prove concrete della tua competenza.

Non per convincere gli altri, ma per convincere te stessa!

 

 

 

Vivere il ruolo con consapevolezza

La parola chiave in questo periodo di transizione è “consapevolezza”.

Consapevolezza di cosa stai attraversando, senza giudicarti, senza fretta di arrivare dall’altra parte.

Consapevolezza di come vuoi interpretare il tuo ruolo, non come ti dicono che “si fa”, ma come senti che è giusto per te e per le persone con cui lavori. Insomma, tu sei l’attrice protagonista, la star del film, ma sei anche la regista! Se questa metafora ti piace, utilizzala per farti coraggio nei momenti più complessi o come fonte d’ispirazione per trovare il tuo stile di leadership.

Ti vengono in mente attrici, o meglio, personaggi di film o serie tv che incarnano lo stile di leadership a cui aspiri? Pensaci, sono certa che ne troverai più di una.

Io, ad esempio, pur facendo un lavoro totalmente diverso da questi personaggi, ho amato molto lo stile di leadership incarnato dall’attrice Christine Baranski nei panni dell’avvocata “Diane Lockart” nella serie “The good fight” e di Keri Russel come “Kate Wyler”, ambasciatrice americana nel Regno Unito, nella serie “The diplomat”.

E ancora, consapevolezza dei tuoi punti di forza, che ci sono, anche se in questo momento fai fatica a vederli, ma anche delle aree in cui vuoi crescere.

Consapevolezza dello stress che stai (sop)portando, per non lasciare che si accumuli in silenzio fino a diventare insostenibile.

Vivere il ruolo con consapevolezza non significa avere tutto chiaro fin dal primo giorno. Significa dare a te stessa il permesso di stare nel processo, di fare e farti domande, di non sapere alcune cose e di cercarne le risposte. Significa trattarti con la stessa intelligenza e generosità che probabilmente offri alle persone che guidi.

Dai, tanto lo so che sei così, o no?!

 

 

Perché il coaching fa la differenza in questo momento

Ho scelto di lavorare con donne manager proprio perché so quanto questo momento possa essere solitario.

Spesso, quando hai fatto un salto di carriera, senti di non poter mostrare la tua incertezza. Con il team devi apparire sicura. Con il tuo capo devi dimostrare di essere all’altezza. Con i pari devi affermare la tua posizione. Con la famiglia e gli amici è difficile spiegare quello che provi, perché dall’esterno sembra tutto meraviglioso.

Ci vuole uno spazio protetto in cui puoi essere onesta su quello che vivi senza che questo abbia conseguenze. Uno spazio in cui qualcuno lavora con te, non al posto tuo, per aiutarti a vedere con più chiarezza, a fare scelte più consapevoli, a costruire il tuo stile di leadership da dentro.

Il coaching non è terapia, e non è consulenza. È un processo di esplorazione guidata in cui tu sei la protagonista. Io sono lì per farti le domande giuste, per mettere in luce quello che da sola potresti non vedere, per aiutarti a trasformare l’incertezza in una mappa navigabile.

 

Concretamente, in un percorso di coaching per manager e leader, possiamo lavorare su:

– Capire come vuoi interpretare il tuo ruolo, al di là delle aspettative degli altri

– Scoprire e affinare il tuo stile di leadership autentico, quello che nasce dai tuoi valori e dai tuoi punti di forza

– Gestire lo stress delle responsabilità in modo sostenibile, senza sacrificare né la performance né il benessere

– Prendere decisioni più efficaci anche in condizioni di incertezza e con informazioni incomplete

– Costruire la tua autorevolezza in modo organico, senza snaturarti

 

Un’ultima cosa prima di salutarci:

Se sei a un punto di svolta della tua carriera,  se hai appena ottenuto una promozione, se hai assunto un ruolo più importante, se stai trovando il tuo equilibrio in un contesto nuovo, sappi che sentirsi un po’ perse non è il segnale che hai sbagliato strada.

È il segnale che stai crescendo!

La crescita è sempre un po’ scomoda, perché ci richiede di stare nell’incertezza per un tempo sufficiente a costruire qualcosa di nuovo e di abbandonare le certezze del passato per fare spazio a una nuova versione di noi stesse più complessa e più sofisticata.

Quella versione esiste già. Ha solo bisogno del tempo, delle domande giuste e del supporto mirato per emergere.

Allora, sei pronta?

Io ti sto aspettando.

 

*Chiara Monaci è Executive & Business Coach. Lavora con donne manager e professioniste che vogliono costruire la propria leadership in modo autentico e consapevole.*

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